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Concetti di Comunicazione: la Consapevolezza

Concetti di Comunicazione: la Consapevolezza - Dottore, mi ascolti!

Il termine Consapevolezza è molto usato, ma pochi si fermano a riflettere su cosa significa. Io la penso così:

Qualunque corso di comunicazione, di qualunque scuola, prima o poi parla di consapevolezza. Ma cos’è?
Il dizionario di italiano aiuta poco per definire cosa significa “consapevolezza”. Il termine viene spesso spiegato come “essere consapevole”. Ma se cercate cosa vuol dire consapevole, vi spiegano che è colui che ha consapevolezza.
La ricerca dei sinonimi e dei contrari offre qualche spunto in più: i sinonimi sono coscienza e conoscenza, ma il contrario è inconsapevolezza.
Eppure secondo me questo vocabolo, così poco usato, poco conosciuto e poco stimato, è uno dei termini più importanti per fare la differenza nella nostra vita.
È difficile essere sempre e costantemente consapevoli. Se va bene abbiamo qualche attimo, qualche barlume, qualche illuminazione di consapevolezza, ma basta questo per renderci persone diverse, e migliori.
Consapevolezza è un termine usato in psicologia, e molto spesso viene utilizzato nell’ambito della pratica della meditazione. Perché la consapevolezza ha molto in comune con l’illuminazione.
Si è consapevoli quando ci comprende in piena coscienza e conoscenza un fatto, un evento, una caratteristica, un sentimento. Non si tratta di comprensione razionale: quella eventualmente viene dopo. Non sappiamo neanche spiegare il percorso fatto per giungere alla consapevolezza, anche se poi cerchiamo di ricostruirlo.
La consapevolezza è un momento perfetto, in cui ci ritroviamo contemporaneamente in perfetta pace con noi stessi e con il mondo, ma pieni di aspettative per il futuro e pronti a raggiungere e costruire il nostro mondo e il nostro destino.
Vi è mai capitato di dover affrontare un problema complesso? Uno di quelli che vi tiene sveglio la notte e che è sempre presente nei vostri pensieri, anche quando fate qualcosa d’altro? Il problema diventa quasi un’ossessione, e ci chiediamo se e come ne potremo venir fuori.
E poi, all’improvviso, vi trovate davanti la soluzione. Non sapete come ci siete arrivati, non sapete neanche esattamente come realizzerete materialmente la soluzione trovata, ma sapete con assoluta certezza che quella è la strada e che il successo è assicurato.
I dubbi, le perplessità, le difficoltà arriveranno poi, quando metterete in pratica la vostra soluzione, ma in quel momento non esistono. Perché in quel momento siete nella massima armonia con voi stessi e con l’universo.
Quello è un momento di consapevolezza, ed è un momento di pura felicità. E siamo disposti a lavorare giorni, mesi, anni, sulla scia di quel momento e nella ricerca di altri momenti simili.
Quando faccio coaching mi trovo spesso davanti a problemi che appaiono insormontabili. Addirittura a volte servono diversi incontri per rendere palese il problema, figuratevi per risolverlo. Io non posso dare la soluzione: anche se ne fossi in grado, servirebbe veramente a poco offrire la soluzione su un piatto d’argento perché il problema si ripresenterebbe, magari con un costume apparentemente diverso, alla prima occasione.
E allora si lavora sul problema, lo si analizza, lo si seziona, si ipotizzano soluzioni, si cercano vie d’uscita. E poi … succede sempre, ed è un attimo speciale. Un bel giorno, durante una sessione, vedo il coachee cambiare lo sguardo. Oppure si presenta ad una sessione con una postura diversa, uno sguardo diverso, dei movimenti diversi. È successo: il coachee ha vissuto il suo attimo di consapevolezza.
So già che da quel momento in poi tutto è cambiato, il problema è risolto, e basteranno ben poche sessioni per rendere operativa la soluzione. A volte il coachee con riesce neanche a spiegarsi e a spiegarmi cosa è successo, che soluzione ha trovato. Ciò capita quando il problema non è un fatto oggettivo, ma è originato da un groviglio interiore che, nel momento di consapevolezza, è diventato un nodo gordiano e, una volta tagliato, non potrà più riformarsi.