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Consapevolezza dell’atto terapeutico

Consapevolezza dell’atto terapeutico - Dottore, mi ascolti!

Solo il medico può prescrivere farmaci, e talvolta il farmacista può consigliarli, ma l’atto terapeutico è ben più complesso.

Chi non è medico non può prescrivere e chi non è farmacista non può nemmeno consigliare alcun tipo di farmaco, ma chiunque sia a contatto con un malato deve essere consapevole che molte delle sue azioni sono, in realtà, atti terapeutici.

Quale definizione possiamo dare di atto terapeutico? Alla luce delle recenti scoperte di neurofisiologia possiamo definire come atto terapeutico ogni azione che abbia influenza sulla salute del paziente. La forma più completa, ed efficace, è la prescrizione dei farmaci necessari da parte del medico accompagnata dalle informazioni / indicazioni che inducono la massima compliance e partecipazione alla terapia. La sola prescrizione è, appunto, una prescrizione, ma non un atto terapeutico.

È infatti ampiamente dimostrato che ci sono moltissimi elementi, che banalmente mettiamo sotto la voce effetto placebo o effetto nocebo, che influiscono sulla risposta del paziente alla terapia.

E in alcuni casi, anche se può sembrare di primo acchito paradossale, gesti, parole, comunicazione, possono essere atti terapeutici persino più efficaci di alcuni farmaci.

E continuo con i paradossi, e con le provocazioni, affermando che talvolta l’infermiere o il fisioterapista sono più consapevoli del medico stesso dell’atto terapeutico.

Un sorriso, un esercizio, un consiglio pratico utile ed efficace, parole di conforto dette al momento “giusto”, nella forma adeguata a quella precisa situazione e a quel preciso paziente sono veri e propri atti terapeutici che non possono certo sostituire un farmaco, ma possono aiutare, alleviare, incoraggiare.