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Te ghe’he lée e rolling stones: di chi è la colpa?

Te ghe’he lée e rolling stones: di chi è la colpa? - Dottore, mi ascolti!

Riflessioni, personali, sulla ricerca dei colpevoli, sul senso della vita e sulla proattività.

Va bene, lo ammetto! Il titolo dell’articolo è criptico e il riassunto-didascalia è ancora peggio. Spero solo che vi abbia incuriosito abbastanza da portarvi a leggere l’intero articolo. Ho sposato un milanese DOC e a Milano il “Te ghe’he lée” è un antico gioco praticato dai bambini, dell’epoca di quando i bambini non avevano la TV, e neanche i fumetti o le palestre e i videogiochi, e si divertivano (molto) con nulla. Letteralmente Te ghe’he lée significa “ce l’hai tu” e consisteva nel toccare un amico dichiarando “ce l’hai tu” e scappando immediatamente a gambe levate, l’importante era non rimanere quelle che “ce l’ha”. Cosa si passavano? Nulla, appunto. Fin qui il contesto “storico”.

Il contesto “sociologico” dell’articolo è, ovviamente, un altro. Immagino che tutti abbiate sentito dire che “cercare il colpevole esterno” è qualcosa di inutile e controproducente. E abbiate, di conseguenza, fatto enormi sforzi per non attribuire ad altri colpe su qualcosa che non funziona. E immagino che vi sia già capitato, in una discussione anche amichevole in cui cercavate di spiegare perché qualcosa non va, che il solito amico sapiente e saggio di abbia ricordato di non cercare il colpevole, di non attribuire colpe ad altri.

Come vi siete comportati in questa situazione?

Posso scommettere che, almeno una volta, avete risposto “certo, la colpa è anche mia” o, addirittura, avete dichiarato “ebbene sì, è colpa mia”.

Posso anche immaginare che abbiate letto, almeno una volta, e cercato di riflettere e far vostra una bella frase “Se non sei parte della soluzione, allora sei parte del problema” e vi siate accapigliati, con voi stessi, per stare dalla parte “giusta”, quella che risolve i problemi.

Il mio, del tutto personale ed opinabile, parere è che tutto ciò sia assurdo.

Assurdo perché “non cercare il colpevole” vuol dire esattamente NON CERCARE IL COLPEVOLE. Spostare il colpevole da esterno ad interno, attribuire a se stessi la colpa anziché agli altri, è inutile quanto addossare la colpa, ma è ancor più negativo e controproducente. Perché se il colpevole è esterno possiamo almeno dormire sonni tranquilli, ma se il colpevole siamo noi scattano i sensi di colpa, le autopunizioni e le masturbazioni mentali. E poi passare da “la colpa è mia” a “ho sbagliato” fino al fatidico “sono sbagliato” è una strada molto rapida, e molto in discesa. Sostituire il colpevole interno al colpevole esterno equivale esattamente al Te ghe’he lée: passarsi il nulla per puro e improduttivo divertimento.

E veniamo alla seconda frase: "se non sei parte della soluzione, allora sei parte del problema”. Noi viviamo in un mondo globale, e complesso. È probabile che ci siano problemi di cui io sono totalmente all’oscuro. Ma per tutti i problemi che conosco sono automaticamente, per il solo fatto di esserne a conoscenza, parte del problema. E, solo per il fatto di sapere che il problema esiste, sono potenzialmente parte della soluzione. Ciò non significa che io sia la colpevole del problema, né che io possa risolverlo in toto da sola. Sono parte! Piccola o grande. Con l’unica differenza che in genere sono parte inconsapevole della creazione del problema e posso essere parte della soluzione solo se voglio consapevolmente partecipare.

E qui arrivo alle pietre rotolanti del titolo. Ma vi ripeto che sono mie riflessioni: liberi tutti di essere d’accordo o ritenermi pazza.

Nulla è davvero lineare. Tutto ciò che viviamo, e conosciamo, può più correttamente essere rappresentato come un sistema circolare piuttosto che come un processo lineare. Il concetto di dare la colpa a qualcuno (anche a noi stessi) implica come prevalente la lettura lineare degli avvenimenti. Se inseriamo il concetto di colpa in un sistema, e quindi in una lettura circolare del processo, significa che a parte una fantomatica e generalmente sconosciuta azione generatrice tutto il resto è accaduto per pura reazione. E infatti per la maggior parte della nostra vita, delle nostre relazioni e degli avvenimenti, non ci muoviamo con meccanismi di reazione. E di circoli viziosi.

Viviamo come pietre rotolanti, cieche.

Spezzare i circoli viziosi è possibile: lo so. Smettere di vivere come pietre rotolanti forse è possibile: sinceramente non lo so. Ciò che so è che imparando ad essere proattivi (lo dice anche la Kabbalah) forse non si smette di rotolare, ma almeno ci si può dotare di un timone, di un freno (scadente, ma c’è) e di un minimo di visuale per vedere burroni e valanghe. Forse è possibile far di più, ma io non ci sono riuscita … ancora.